martedì 10 gennaio 2017

Porto di Livorno si candida a essere polo nazionale formazione

Il porto di Livorno si candida a divenire un polo nazionale di formazione con un lavoro di squadra tra soggetti pubblici, sindacati e associazioni imprenditoriali. Due progetti, List e Best, sono stati appena approvati dall'Ue e ammessi al finanziamento di 650 milioni di euro provenienti dal bando del Fondo Sociale Europeo 2014-2020, che destinava 1,3 milioni di euro alla formazione strategica per arrivare all'obiettivo di far diventare la costa toscana un polo di riferimento per intercettare le esigenze formative su scala nazionale e mediterranea in ambito portuale, logistico, industriale, con particolare riguardo al Gnl. Sono le linee guida del processo di engineriing formativo che presto potrebbe portare sul territorio nuova occupazione con l'inserimento di operatori della nautica da diporto, tecnici della cantieristica, piccoli imprenditori dei settori navale e portuale. Le persone coinvolte nella formazione nell'arco dei prossimi 18 mesi saranno 400, secondo un programma preciso e definito con le imprese coinvolte grazie a un protocollo d'intesa tra soggetti pubblici (Autorità Portuali di Livorno e di Piombino e Provincia di Livorno), sindacati (Cgil, Cisl e Uil) e rappresentanze imprenditoriali (Confindustria, Cna, Asamar, Spedimar, Spedizionieri Doganali) e voluto dalla Port Autohority di Livorno per definire un programma di offerta formativa tarato sulle esigenze reali del territorio. I due progetti ammessi al finanziamento si rivolgono rispettivamente alla logistica e alla nautica da diporto. Il primo vede il coinvolgimento di numerose imprese industriali e logistiche che gravitano attorno alle infrastrutture chiave del "nodo logistico complesso della costa nord tirrenica": dal porto di Livorno a quello di Piombino, dall'Interporto Vespucci alla Darsena Pisana, sino all'interporto di Prato e all'area fiorentina. Il secondo è un esempio concreto di cooperazione tra l'Autorità Portuale di Livorno e Navigo, consorzio che raggruppa le imprese del settore nautico e guarda alla nautica e alla "blue economy" come settori in grado di consolidare e rafforzare l'economia territoriale e regionale.
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