mercoledì 15 luglio 2020

Nautica: "Il Governo mette in crisi il turismo"


GENOVA - "Mentre parla di rilancio e riduzione delle tasse il governo fa scelte incomprensibili che porteranno all'inevitabile chiusura di centinaia di aziende nautiche e dell'indotto o al loro trasferimento all'estero. E, prima ancora, a rimetterci sarà l'erario". E' il grido d'allarme lanciato da Confindustria Nautica, Federturismo Confindustria, Assomarinas e Assonat-Confcommercio (porti e approdi), Confarca (scuole nautiche agenzie), e Assilea (leasing), che contestano unite i provvedimenti che danno un colpo in più alla nautica, alle prese con la difficile ripartenza dopo il lockdown. A scatenare l'ultimo atto di una vicenda aperta da tempo, è stato il parere negativo della Ragioneria generale dello Stato all'emendamento che avrebbe chiuso il contenzioso fra 23 dei principali porti turistici italiani e lo Stato contro l'aumento retroattivo dei canoni demaniali dei porti deciso dal governo Prodi nel 2007.

"Queste imprese nel corso di 13 anni - spiega un comunicato congiunto - hanno vinto ogni possibile grado di giudizio, fino alla Corte Costituzionale, eppure l'Agenzia delle entrate continua a richiedere i denari non dovuti e a spiccare provvedimenti esecutivi, di blocco dei conti correnti e persino di revoca delle concessioni". L'emendamento al Dl Rilancio che avrebbe fatto chiarezza "con un veto politico è stato cancellato". Ad aggravare la situazione la Circolare dell'Agenzia delle Entrate che detta nuove regole dal 15 giugno per il calcolo dell'imponibile Iva su noleggio e locazione di unità da diporto che porta a "11 punti percentuali di imposta in più rispetto agli altri Paesi concorrenti". Un colpo pesante dopo la cancellazione del 62% dei contratti a causa del Coronavirus, mentre altri Paesi, come Francia, Croazia e Grecia sostengono le loro aziende. (ANSA).
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